Da Spamhaus a WannaCry: gli attacchi hacker che hanno fatto storia

La fuga di dati più pruriginosa della storia, una spy story dietro i sistemi informatici inchiodati della Sony: cinque attacchi hacker che hanno occupato la cronaca dal 2013 a oggi
  • 18 maggio 2018
Da Spamhaus a WannaCry: gli attacchi hacker che hanno fatto storia

 

Dal primo DDoS che ha fatto notizia alla fuga di dati più pruriginosa della storia: ecco cinque attacchi informatici che hanno occupato la cronaca negli ultimi cinque anni. Scelti perché, date le loro caratteristiche e tecniche utilizzate, sono significativi anche per capire le minacce dei giorni nostri.

2013: Spamhaus

2014: Sony

2015: Ashley Madison

2016: Mirai

2017: WannaCry

Il 2017 è iniziato con tanta “voglia di piangere”, letteralmente. Perché il ransomware WannaCry, tradotto in italiano appunto come “voglio piangere”, ha inchiodato i computer di mezzo mondo. Molti ricercatori del settore hanno considerato WannaCry “un attacco di proporzioni mai viste”. Kaspersky Lab, firma illustre nel mondo della sicurezza informatica, ha registrato più di 45mila attacchi in 74 nazioni, incluse Russia, Cina, Italia, India, Egitto e Ucraina.

Ma c’è chi ha alzato le stime a 99 Paesi mentre Europol, agenzia dell’Unione europea impegnata nel contrasto alla criminalità, ha parlato di un fenomeno “senza precedenti che richiede indagini internazionali”. Uno dei più colpiti, in termini di conseguenze, è stato il Regno Unito dove il “colpo” informatico ha mandato in tilt diversi ospedali.

Questo genere di virus informatico rende inaccessibili i dati dei computer infettati e chiede il pagamento di un riscatto, solitamente in bitcoin, per ripristinarli. Per diffondersi ha sfruttato una falla che si trovava nell’Smb Server di Windows scoperta dalla Nsa e resa pubblica dal gruppo hacker Shadow Brokers. Un “buco” noto e anche già “tappato” dall’azienda di Redmond con una cosiddetta patch, la numero MS17-010. I computer infettati, quindi, non avevano installato l’ultimo aggiornamento. Ecco perché la miglior protezione è la prevenzione. Il primo passo da fare è aggiornare sempre sia il nostro antivirus che il sistema operativo. Utile è anche un backup dei dati, cioè una copia dei propri file. Un’operazione che va eseguita periodicamente in un hard disk esterno, ad esempio una chiavetta Usb. In questo modo, se il ransomware dovesse infettare il pc, una copia dei dati rimarrebbe protetta, dandoci l’opportunità di ripristinarli all’occorrenza.

 

 

 

 

 

fonte: www.cybersecurity360.it


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